cestino

è che la vita non prevede la funzione cestino. è tutto lì il problema. i file sgradevoli della nostra esistenza dobbiamo tenerceli in memoria. senza sconti. non è facile. non è piacevole. sbagli colpe macchie e tormenti restano per sempre impigliati nelle trame cerebrali. eliminare tutto nel cestino sarebbe già un sollievo. svuotarlo poi un vero e proprio rito liberatorio. nella memoria così guadagnata si potrebbero condensare esperienze nuove. belle buone ed appaganti. con buona pace della coscienza.

autovisioni

quando guidando capita che sorpassi una vettura mi piace guardarci dentro. prudentemente volto la testa e spio per un istante l’interno di quell’abitacolo. i passeggeri mi rivolgono sovente uno sguardo di stupito disappunto. per aver violato forse la loro automobilistica intimità. ormai è diventata un’abitudine. di più un vizio. in quell’attimo di repentina visione mi lascio sedurre da volti tagliati per luci oblique. da labiali indecifrabili. da schegge di gesti inconsapevoli. da posture incongrue. rubo attimi altrui e li compongo con cura  in microsceneggiature da viaggio. che mi tengono compagnia fino a destinazione. per lunghi tragitti provo a selezionare preventivamente l’auto da superare. ne valuto modello colore e tipologia. nell’atto del sorpasso mi illudo di sapere già chi troverò all’interno. mi predispongo all’imminente esplorazione visiva. ma è sempre una sorpresa.

marina

tengo in casa una grossa conchiglia. ci ascolto il mare. mi basta accostare l’orecchio alle valve dischiuse che pronta parte la risacca. sono già sulla battigia. senza affanni mi godo l’armoniosa scena. oscillo ritmico col corpo assecondando il moto ondoso. se indosso il costume da bagno viene meglio. allontano la salsedine che offende la pelle. chiudo gli occhi. lascio scorrere minuti di iodico rapimento. ad operazione conclusa ripongo la conchiglia. tonificato dall’estatica esperienza mi rivesto piano. svogliato mi scrollo di dosso la sabbia residua.

vocabolario

il vocabolario mi prende più d’un noir. m’intriga più di una spy story. mi seduce meglio d’un thriller. è un testo profondo dal fascino nascosto e disarmante. capace di evocare immaginifiche visioni. di suscitare  imprevisti interessi. di attivare processi mentali altrimenti assopiti.le parole ti approcciano a territori inesplorati.ti iniziano a discipline misconosciute.ti guidano per significati ambigui. scoprire i segreti dei lemmi che iniziano con la b diventa così un’avventura preziosa. sorseggiare quelli che esordiscono con la s un piacere variegato. avvicinare gli altri che principiano con la  r piuttosto che con la f  un percorso stimolante. intuisci  che ogni parola ha in sè un potere incantatorio unico ed esemplare. e che  quelle parole spesso obliate aspettano  di vivere solo per la  nostra lettura. chè solo così la loro missione è compiuta

mani

preferisco la sinistra. di mano intendo. la destra non mi prende. la sua prevedibile operosità mi lascia indifferente. il quotidiano suo protagonismo capita che mi irriti. mi piace della sinistra la sua efficienza discreta. la sua solerzia mai invadente. capace che la sorprendi assorta in pratiche inusuali. assorbita con dignità in attività marginali. la mano destra osserva con gretta presunta superiorità. la fisiologica sua supremazia me la rende indisponente. la sua scontata ed ovvia perfezione è il suo limite. la sinistra pure impacciata ed imperfetta è più umana. certe volte vorrei stringerle la mano.

particelle olfattive

ho odorato le foto di quando ero bambino. che aromi che fragranze. erano ancora vivissimi come fosse allora. ho assaporato essenze lontane. riconosciuto profumi remoti. incontrato sentori dimenticati. ho inalato persone e cose. avvenimenti e situazioni. gioie e spaventi. particelle olfattive mi colpivano implacabili riallacciando trame obliate. annusando  ricordi ho viaggiato per tempi distanti. la vista felicemente esclusa.

angoli

c’è sempre un angolo preferito della casa. tutti ce l’hanno. il mio è acuto. stretto tra due pareti sbilenche che ne disegnano i lati. mi ci infilo sovente lo sguardo rivolto al vertice. la postura obbligata per lo spazio esiguo. ritto in piedi a gambe unite  le braccia distese lungo i fianchi  realizzo uno stato di grande armonia. confinato in un ‘area remota della casa è il mio rifugio. la luce riflessa dal muro giallo snervato contribuisce a creare un’atmosfera di intimo  raccoglimento. è così che i  pensieri condensano. le fantasie lievitano. i dubbi affiorano. il corpo è fermo. la mente invece in assenza di distrazione esterna si muove senza riposo. mentre il tempo si dilata sfilacciandosi in attimi preziosi e fecondi. mi retraggo dall’angolo già meditando il prossimo rientro.

voli di carta

a me gli aeroplani di carta non hanno mai volato. misteriose areodinamiche ragioni ne decretavano puntualmente la prematura fine. ne attribuivo la colpa a subdole correnti ascensionali casalinghe. o al tipo di carta impiegato nel confezionamento dell’effimero velivolo. o alle manovre improprie eseguite per quel confezionamento. capace che l’aeromobile seguisse per un  breve tratto la corretta traiettoria per disegnare poi una penosa piroetta a mezz’aria che ne determinava lo schianto in terra. maturavo nell’interno metropolitano una cupa delusione. ancora fisso nella postura innaturale assunta per il lancio dell’apparecchio ne seguivo con apprensione la fallace parabola valutando con sguardo miope l’imperfetta traiettoria. questione di secondi e tutto era finito. recuperavo pietosamente i resti del contuso manufatto. Il muso raggrinzito esprimeva silenzioso la mia definitiva imperizia. avrei raccolto in seguito più soddisfazione con le barchette di carta. navigavo con loro sereno nella vasca da bagno ricolma.

blog?

 

 

 

 

 

 

 

piantatela col blog.non serve a niente.non vi serve a niente. se non a soddisfare la vostra vanità.quella che esorta a mettersi in mostra. bloggo per  sentirmi qualcuno. uno pseudoscrittore con un suo pseudopubblico. la fiera della vanità ecco cos’è il blog. chi sente davvero di dover scrivere lo fa in privato. chi ha l’urgenza sacrosanta di mettere per iscritto le proprie emozioni fantasie e sensazioni non ha bisogno di una platea in attesa di quelle parole. succede che chi scrive sul blog lo fa in realtà per gli altri. per i commenti altrui. il blogger vive dei commenti. sono il pimento per continuare a postare. prendetevi una pausa. scrivete per voi stessi. vi farà bene. tanto.

 

 

 

 

mignon

la pasticceria mignon m’intriga da sempre. quelle operine d’arte dolciaria mi conquistano gli occhi  prima  ancora del palato. per la sarabanda di forme e colori il godimento visivo precede infatti quello gustativo. tronchetti di cioccolato al ripieno di panna si intrattengono con delicate valve dischiuse a scoprire lo zuccherino policromo contenuto.calottine glassate dalla punta ciliegia dialogano con  cannoli in erba dall’esuberante ripieno. umidi funghetti spolverati di cacao cinguettano con scodelline di pasta frolla farcite alla frutta. cannoncini pacifisti alla crema di limone corteggiano  timorate e minute crostatine. quando l’occhio è  sazio è la volta della bocca. il cavo orale  finalmente accoglie  per intero  il pasticcino che vi si adatta benevolmente spandendo  il suo aroma su per le narici. la degustazione di tutto il  dolcetto in  singola soluzione garantisce sensazioni che l’approccio a morsi subentranti non prevede. in bocca il piccolo si fa grande per  gusto e  per sapore. è la danza delle creme e degli impasti. la festa delle mousse e delle glasse. la letizia dei succhi e delle panne. a consumazione avvenuta il palato immagina un nuovo godimento.