Articoli di Ottobre 2007 ↓

idea d’un post

eccomi. click su nuovo post. la pagina bianca è pronta. il silenzio è favorevole. la luce propizia. il caffè appena gustato. socchiudo gli occhi. ora si tratta di scrivere. forza. frusto le circonvoluzioni cerebrali. solletico le sinapsi. stimolo i lobi temporali. vediamo un po’. le dita fremono nell’attesa rotolando sopra i tasti. i globi oculari proiettano lunghe rotte consuete di qua e di là dallo schermo. in strada rari passanti sotto la pioggia. striscie di luce sull’asfalto bagnato. è già buio. mi sto distraendo. non va bene. devo coagulare i pensieri nello sforzo compositivo. qualcosa di breve ma denso di contenuti. pregnante. mi piace "pregnante". è un aggettivo che mi dà soddisfazione impiegare. suona bene. dio mi sto ancora distraendo. un tema sociale scottante ? no per carità a quest’ora il sociale mi urtica. ricordi adolescenziali ? che palle, che poi l’adolescenza è mia e me la gestisco io. qualcosa di forte , un pugno nella stomaco? sono per la non violenza. e poi ho l’ulcera. per lo stomaco ho gran rispetto . per il mio e quello degli altri. una poesia d’amore? mi vergogno. mah. quasi quasi la chiudo qua. il post lo scrivo domani. che mi viene pure meglio.  

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non c’è più

è notte ancora. lei mi cercherà di nuovo. più tardi. quando il buio sarà più buio. il silenzio più rumoroso. la paura più nuda.io sarò lì come sempre in attesa del momento magico. una magia spiazzante  solitaria ma pur sempre magia. magia, malia, si può resistere? forse si. forse no. ma poi che importa. a chi importa oramai quando le ombre celano segreti d’un tempo migliore. chè migliore ero io. ora basta.  cessino i rumori. per favore basta. è tempo di decidere. ora. qui. senza  indugi. non c’è più tempo. non c’è più cielo. non c’è più.

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il c**zo intercalato

è una necessità linguistica. un’opportunità sintattica. un’urgenza semantica. il cazzo intercalato è più di una moda. avete un concetto da rafforzare? un pensiero da chiudere ad effetto? un’inciso da evidenziare? infilateci il cazzo intercalato. il risultato è garantito. la prosa si fa subito più moderna e metropolitana, il ritmo brillante e disinvolto, il fraseggio fluido e trasgressivo. tutto merito del cazzo intercalato. che verrà impiegato con parsimonia ed oculatezza  o  "a pioggia", alla stregua del contadino che getta i semi nel campo appena arato. dipende dallo stile dell’autore. o dell’autrice dato che il suddetto intercalato riscuote molto successo nelle file degli scrittori di sesso femminile. sarà un caso? comunque ci si adegui. il cazzo intercalato è infatti figura che esprime appartenenza, inclusione. una filosofia quasi. di scrittura e di vita.

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sotto il blog

leggo oggi  in homepage che il blog è come un vestito. bene. allora io dico sotto il blog niente. no non sono uscito di senno. è una constatazione. perchè il blog ormai è una moda. una delle nostre tante appendici personali. come il telefonino. lo si esibisce, l’uno e l’altro, con malcelata soddisfazione. ma se poi vai a vederne i contenuti del blog capita che rimani basito. contenutiiiii? dove siete? dai, uscite fuori. tu li chiami. li richiami. ma quelli non rispondono. perchè non ci sono. non ci sono mai stati. l’impalcatura esteriore quella  magari si che c’è. cornici, cornicette, effetti speciali, foto, musica, video e via baroccheggiando. ma i contenuti niente, non si fanno vedere. o meglio. può succedere  che ci siano. non sempre, ma può succedere. e allora te ne accorgi. perchè  balzano agli occhi. subito. anche se l’impalcatura è scarna. sento già  che c’è chi insorge. il blog è libertà, dice, di espressione e di tutto. il blog è mio e me lo gestisco io. il blog è casa mia e a casa mia faccio quello che mi pare. giusto. giustissimo. sa-cro-san-to. però il blog è  anche cosa pubblica. ergo passibile del  giudizio altrui. mio e di tutti. altrimenti se non si vuole essere giudicati consiglio il buon vecchio diario, da tenere sotto il cuscino. come un tempo.

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frigoriferi

il frigorifero siamo noi. dice  ma non era la storia,  come ci insegna giovanni minoli, quello di rai educational? anche. ma il frigorifero parla di noi. racconta dei nostri vizi, difetti e virtù. apritelo, il vostro,  e guardateci dentro. non fatelo però con l’occhio viziato dalla fame. provvedete ad un buon pasto prima dell’operazione. sarete più obiettivi. ecco ora siete pervasi dalla sua  luce azzurrina estenuata. lasciate correre lo sguardo liberamente. dai ripiani, ai capienti contenitori della base, ai piccoli vani multiformi dello sportello, al comparto delle bottiglie fin su negli algidi spazi del congelatore. ora prendete fiato. passate ad esaminarne il contenuto. chi abita quei luoghi? cosa alberga in quei territori? chi anima quegli spazi?  è  tutto lì  il vostro identikit. capita che furtivamente a casa di amici mi infili in cucina. apro piano il frigidaire.  apprendo sul padrone di casa più cose dalla visione di quegli interni  che dall’effettiva conoscenza dello stesso. emergono segnali e indizi che chiedono solo d’essere interpretati. esistono frigoriferi spogli, poco abitati, pure dignitosi nella loro frigida essenzialità composta d’un frutto solitario, di vino in tetrapak, di affettati in busta, di avanzi incellophanati, di camembert in offerta speciale, di dadi da brodo, di vaschette precotte,  di panna spray. mi dicono di vite frenetiche. di esistenze frettolose. di rientri fuori orario. altri esibiscono contenuti sovrabbondanti di volgare presenza e sfacciata ridondanza. esprimono tranci di carne rosseggiante, nostalgici frutti di paesi lontani, vini pregiati in bottiglie di vetro, pesci morti dall’occhio vivo, verdure tracimanti di colori e profumi, uova di lompo rosso in vasetti di vetro nero, salse dubbie in tubi oblunghi,   acque minerali di benefiche proprietà, tobleroni di scura afrodisiaca voluttà. elettrodomestici  così mi inquietano. ed il loro proprietario pure. ma  ognuno di noi ha il  proprio frigo. quello  che si merita. riconoscetevi nel vostro. è come una seduta dallo psicanalista. ma costa niente.

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il corpo cambiato

quel corpo non le apparteneva più. quel fisico diverso non   era  più il suo. pareva che una mano maligna l’avesse rimodellata dal di dentro a proprio piacimento. il suo schema corporeo era assolutamento cambiato.  i glutei scomparsi. le gambe secche. il seno grosso e pesante. l’addome prominente. il volto scavato. in poco più di un’anno. da quando aveva cominciato quella stramaledetta terapia. che stava funzionando quello si. l’infezione era sotto controllo. ma a che prezzo? si domandava spesso. nuda chiedeva allo specchio conferme impossibili della sua pregressa avvenenza.  le mammelle molli e adipose poggiavano sul ventre disteso. gli arti inferiori lunghi e fini privati della massa muscolare le conferivano un andatura da fenicottero storpio. del sedere  non c’era più traccia. come se un falegname operoso l’avesse piallato con cura. e poi la gobba di bufalo. era del grasso sottocutaneo che le si era depositato alla nuca. la definizione l’aveva trovata su internet. anche quella per effetto della terapia. d’un tratto ebbe uno scatto. andò in cucina. prese le pasticche. quelle rosse. quelle bluette e quelle piccole bianche romboidali. le gettò nel secchio. poi si sedette. sorrise. già si sentiva più bella. 

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vip in homepage

finalmente i vip in homepage!! quelli veri intendo. oggi una mina del 2002 che senza ai nè bai ci regala il testo di una sua canzone. ieri è stata la volta del morandi nazionale che ci ha deliziato con la sua  "una su mille". ieri l’altro la chicca di una poetessa bulgara degli anni ’50 che si è ritrovata in hp senza neppure essere citata come autrice di quella suggestiva composizione. era ora che qualcosa si muovesse nella selezione dei post! dunque bando al proprio ingegno cultural/letterario. troviamoci una qualche bella espressione dell’ingegno altrui. trascriviamola para para nel nostro post (a quel punto si può definire ancora tale?) e vedrete che l’home page non ce la toglie nessuno.

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la donna cazzuta

non è un fenomeno da circo. non è il prodotto di un’insana aberrazione cromosomica. non è una figura mitologica. la donna cazzuta è la donna del nuovo millennio. avete presente la donna angelicata, quella soave cantata dai poeti del dolce stilnovo? bè scordatevela. è stata rimpiazzata dalla suddetta cazzuta. è la moglie, la fidanzata, la collega d’ufficio,la compagna, la vicina di pianerottolo. tutte cazzute militanti. volete fare un complimento alla vostra donna? datele della cazzuta. farete un figurone. e lei ve ne sarà grata come se le aveste appuntato al petto una croce al valor civile. mandate   dunque in soffitta  quelle aggettivazioni melense  che le femmine di ieri amavano sentirsi indirizzare dal proprio uomo: dolce, comprensiva, complice , tenera, romantica. se non le volete fare incazzare  sul serio,  le vostre donne. e preparatevi piuttosto  a diventare uomini vulvati per compiacere le vostre signore cazzute.

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il mio esperimento

ieri ho fatto un esperimento.no, non sono uno scienziato. sono un semplice letterato. è che ho confezionato un post, che riporto di seguito, alla stregua di un esperimento di laboratorio. composto cioè ad arte per suscitare una reazione,in questo caso la puntuta contrarietà femminile (o femminista?) delle blogger. c’è chi tra loro ha sentito addirittura la necessità di affidare prontamente alla blogsfera un contropost. chi invece ha inteso il giusto. guardate al potere delle parole, alla loro capacità incantatoria.è bastato scrivere un post a bella post(a),perdonate il calembour. perchè che le donne siano un universo non ci piove. è dato acquisito. lo scriveva già petrarca parlando della sua laura. ed era il 1300.

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universo donna?

le donne sono un universo. quante volte l’abbiamo sentito dire? tante. troppe. che poi non è vero. al massimo una galassia, una costellazione. che noi, da bravi astronauti, navighiamo in lungo e largo con i nostri shuttle sempre pronti all’uso. loro, le donne, apprezzano. eccome, se apprezzano. perchè per quanto si sforzino di apparire cazzute, superiori, dal cuore aspro ed  insensibile, alla fine non riescono a sfuggire al ruolo che storicamente ed antropologicamente è loro proprio. e sondano allora  lo spazio alla ricerca del loro  astronauta azzurro. e del suo shuttle.

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