Articoli di Gennaio 2008 ↓

pensiero profondo

essere unici è ciò che da senso  alla nostra esistenza. questo ho pensato oggi. m’è parso un pensiero così profondo che non ho pensato altro per tutto il resto della giornata.

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voltare pagina

basta! ho deciso di voltare pagina. anch’io. marciare  non marcire ! così è una pena. sempre gli stessi caratteri. sempre la stessa prospettiva. è che se non volti pagina non cambierà mai nulla. è che se non volti pagina non saprai mai come andrà a finire. come andrai a finire. ed io questo libro un giorno o l’altro dovrò pure terminarlo di leggere.

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nebbia

c’è una condizione atmosferica di cui sempre mi beo. è la nebbia. che annulla distanze. sopisce rumori. nutre silenzi. smussa contorni. il reale scompare. la fantasia vince. avanza il sogno. la vista è muta. l’udito s’acceca. nella dimensione atemporale tutto è possibile. è come una droga la nebbia. e non crea dipendenza.

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il compliblog

noto che è invalsa la moda di festeggiare il genetliaco del proprio blog. c’è persino chi,  evidentemente più sensibile, ne festeggia con toni commossi il complimese. bon. così è (se vi pare). ora  però essendo io persona educata e  ben  allevata ai principi del saper vivere gradirei in certe occasioni fare un presente. ma un dubbio m’assale. che si regala ad un blog pel suo compleanno (o complimese) ? qualcosa di personale? un libro?  una penna di cui forse neppure conosce l’impiego?  eppoi che gusti ha un blog ?  è che non vorrei sbagliare. ci tengo   a fare bella figura con i colleghi. chi ne sa di più mi informi. grazie.

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spettinato

ci sono giorni in cui sei spettinato. dentro e fuori. i capelli non ne vogliono sapere di starsene a posto. le idee pure. il pettine può farci poco. ciò non è del tutto disdicevole. io poi non ho mai portato la riga tra i capelli. neppure tra le idee.

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l’amore ai tempi del blog

vorrà perdonarmi garcia marquez se indegnamente scimmiotto il titolo del suo capolavoro. ma quanto intendo dire è significato egregiamente proprio da quelle parole. chè oggi si parla di amore. ai tempi del blog appunto. le epidemie non c’entrano. o forse si perchè nel blog l’amore è contagioso  al pari d’una malattia infettiva. tutti ne parlano. o quasi tutti. e dalla melassa non ci si salva. non ce n’è. dagli spasmi adolescenziali ai turbamenti postpuberi  dai pruriti giovanili alle delusioni presenili  dalle tempeste ormonali inespresse  al riposo del guerriero. madamina il catalogo è questo direbbe leporello. ma anche di più  aggiungo io. la verifica è alla portata di ogni blogger di buona volontà e  intrepida navigazione. e di  amore  -questo folle sentimento che – si discetta con toni ondivaghi  tra l’accorato  ed il messianico  il lamentoso ed il sapiente  il sensibile  ed il deluso. a qualche professionista dell’amore in prosa subito s’accodano  praefiche  pietose  e fedeli pronte a difendere e diffondere il verbo. e pensare che catullo con sole due parole  quell’odio et amo di liceale memoria aveva già compendiato tutto dell’amore.
      

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pensieri deboli

capita. capita che ci sono giorni in cui non hai voglia di scrivere. o che non sai cosa scrivere. i pensieri ci sono tutti per carità. se ne stanno a brulicare come vermi nelle circonvoluzioni cerebrali lungo sinapsi eccitate dagli impulsi nervosi. neghittosi occupano aree encefaliche secondarie. in assenza di un loro vero e proprio impatto emotivo vili si lasciano scivolare il tempo addosso. quand’è così è meglio lasciar perdere. non serve impegnare la mano in quello che sarebbe un atto  puramente grafico non supportato da dignitosi impulsi mentali superiori. chè il pensiero debole genera parole vuote. e le parole vuote sono inutili. sgradevoli a volte. disegnano concetti poveri e asfittici. quand’è così guardate fuori dalla finestra. il cielo la gente i colori i sapori. forse si matura qualche bel pensiero.

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senzatitolo

quella donna l’aveva catturato. assolutamente. anima e corpo. lui lo sapeva. ne era  prigioniero. la condanna ? fine  amore mai.

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orinare bene

ogni uomo lo sa. pisciare al centro del vater non è impresa facile. capita che la fai fuori. o sulla tavoletta. non è bello. non è gradevole. che poi puzza. è come quelli che si piccano da mane a sera di voler far del bene al prossimo. che badate bene  spesso non glielo chiede affatto. ma loro se ne infischiano. la loro mission (im)possible è quella. veri e propri professionisti   del bene altrui. almeno questo è quanto credono. sprizzano bontà ed amore da tutti i pori. è il loro vessillo. si ritengono  benefattori capaci di pisciare sempre al centro della tazza. ma sovente non ci pigliano. il getto si inclina  decolla si spezza e la fanno inevitabilmente fuori. guai a farglielo notare. se la prendono a male. sono capaci di sfoderare un’arroganza ed una presupponenza che stridono con i loro propositi di bene e bontà. cose  invece  che non chiedono eccessi esibizionismi e clamori. chi  è  davvero capace di dispensarle fossanco solo a parole conosce  la quiete e la serenità d’animo. che non esigono pubblicità. solo allora il getto centra il suo obiettivo.

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stella di natale

c’è un essere vivente che all’indomani delle festività di fine anno mi ispira  profonda tristezza e  partecipazione. è  la poinsettia quella pianta ornamentale meglio nota come stella di natale. verde dal bel fiore rosso ella vive il suo momento di gloria  nel periodo natalizio quando fa bella mostra di sè in ogni casa dalla borghese fisionomia. colora quei giorni di festa nel salotto buono il vaso spesso avvolto in volute di carta crespa verde smeraldo impreziosita da un bel fiocco. rosso ovviamente. sono momenti di gran gaudio e letizia. è  con il nuovo anno che comincia  invece il declino della poinsettia. morale e vegetale. che sopravanza le festività di natale con grande dignità quando viene  relegata in un angolo nascosto della casa le foglie pendule il fiore scolorito la terra asciutta. un simbolo superato. allontanato e dimenticato. sarà così fin quasi ai primi tepori primaverili  quando inscheletrita verra gettata nella spazzatura. storie che noi umani conosciamo bene. per analogia.

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