mani

preferisco la sinistra. di mano intendo. la destra non mi prende. la sua prevedibile operosità mi lascia indifferente. il quotidiano suo protagonismo capita che mi irriti. mi piace della sinistra la sua efficienza discreta. la sua solerzia mai invadente. capace che la sorprendi assorta in pratiche inusuali. assorbita con dignità in attività marginali. la mano destra osserva con gretta presunta superiorità. la fisiologica sua supremazia me la rende indisponente. la sua scontata ed ovvia perfezione è il suo limite. la sinistra pure impacciata ed imperfetta è più umana. certe volte vorrei stringerle la mano.

particelle olfattive

ho odorato le foto di quando ero bambino. che aromi che fragranze. erano ancora vivissimi come fosse allora. ho assaporato essenze lontane. riconosciuto profumi remoti. incontrato sentori dimenticati. ho inalato persone e cose. avvenimenti e situazioni. gioie e spaventi. particelle olfattive mi colpivano implacabili riallacciando trame obliate. annusando  ricordi ho viaggiato per tempi distanti. la vista felicemente esclusa.

angoli

c’è sempre un angolo preferito della casa. tutti ce l’hanno. il mio è acuto. stretto tra due pareti sbilenche che ne disegnano i lati. mi ci infilo sovente lo sguardo rivolto al vertice. la postura obbligata per lo spazio esiguo. ritto in piedi a gambe unite  le braccia distese lungo i fianchi  realizzo uno stato di grande armonia. confinato in un ‘area remota della casa è il mio rifugio. la luce riflessa dal muro giallo snervato contribuisce a creare un’atmosfera di intimo  raccoglimento. è così che i  pensieri condensano. le fantasie lievitano. i dubbi affiorano. il corpo è fermo. la mente invece in assenza di distrazione esterna si muove senza riposo. mentre il tempo si dilata sfilacciandosi in attimi preziosi e fecondi. mi retraggo dall’angolo già meditando il prossimo rientro.

voli di carta

a me gli aeroplani di carta non hanno mai volato. misteriose areodinamiche ragioni ne decretavano puntualmente la prematura fine. ne attribuivo la colpa a subdole correnti ascensionali casalinghe. o al tipo di carta impiegato nel confezionamento dell’effimero velivolo. o alle manovre improprie eseguite per quel confezionamento. capace che l’aeromobile seguisse per un  breve tratto la corretta traiettoria per disegnare poi una penosa piroetta a mezz’aria che ne determinava lo schianto in terra. maturavo nell’interno metropolitano una cupa delusione. ancora fisso nella postura innaturale assunta per il lancio dell’apparecchio ne seguivo con apprensione la fallace parabola valutando con sguardo miope l’imperfetta traiettoria. questione di secondi e tutto era finito. recuperavo pietosamente i resti del contuso manufatto. Il muso raggrinzito esprimeva silenzioso la mia definitiva imperizia. avrei raccolto in seguito più soddisfazione con le barchette di carta. navigavo con loro sereno nella vasca da bagno ricolma.

blog?

 

 

 

 

 

 

 

piantatela col blog.non serve a niente.non vi serve a niente. se non a soddisfare la vostra vanità.quella che esorta a mettersi in mostra. bloggo per  sentirmi qualcuno. uno pseudoscrittore con un suo pseudopubblico. la fiera della vanità ecco cos’è il blog. chi sente davvero di dover scrivere lo fa in privato. chi ha l’urgenza sacrosanta di mettere per iscritto le proprie emozioni fantasie e sensazioni non ha bisogno di una platea in attesa di quelle parole. succede che chi scrive sul blog lo fa in realtà per gli altri. per i commenti altrui. il blogger vive dei commenti. sono il pimento per continuare a postare. prendetevi una pausa. scrivete per voi stessi. vi farà bene. tanto.

 

 

 

 

mignon

la pasticceria mignon m’intriga da sempre. quelle operine d’arte dolciaria mi conquistano gli occhi  prima  ancora del palato. per la sarabanda di forme e colori il godimento visivo precede infatti quello gustativo. tronchetti di cioccolato al ripieno di panna si intrattengono con delicate valve dischiuse a scoprire lo zuccherino policromo contenuto.calottine glassate dalla punta ciliegia dialogano con  cannoli in erba dall’esuberante ripieno. umidi funghetti spolverati di cacao cinguettano con scodelline di pasta frolla farcite alla frutta. cannoncini pacifisti alla crema di limone corteggiano  timorate e minute crostatine. quando l’occhio è  sazio è la volta della bocca. il cavo orale  finalmente accoglie  per intero  il pasticcino che vi si adatta benevolmente spandendo  il suo aroma su per le narici. la degustazione di tutto il  dolcetto in  singola soluzione garantisce sensazioni che l’approccio a morsi subentranti non prevede. in bocca il piccolo si fa grande per  gusto e  per sapore. è la danza delle creme e degli impasti. la festa delle mousse e delle glasse. la letizia dei succhi e delle panne. a consumazione avvenuta il palato immagina un nuovo godimento.

 

quadri storti

certi quadri non stanno mai dritti. ribelli a qualunque tentativo di correzione. capace che mantengano la ritta postura per un attimo. per qualche minuto magari. per tornare poi inevitabilmente a pencolare. sono visti dagli altri quadri con un misto di sufficienza e commiserazione.  come se quell’indole loro maldestra ne compromettesse in qualche misura la dignità.  per i quadri sghembi io ho un debole. mi suscitano naturale simpatia e solidarietà. quell’equilibrio malfermo cocciutamente perseguito mi conquista. capita a volte che inclini a bella posta un quadro dritto. l’immediata riconquista dell’esatta simmetria mi conferma la sua prevedibile stupidità.

viaggi nuovi

esistono anditi scuri e misteriosi. la loro apparente inaccessibilità li carica di profonda suggestione. l’inquietante curiosità che sono capaci di suscitare invita ad un contatto più segreto. la mancata conoscenza sollecita paure. stimola  fantasie. incoraggia  ardimenti. monta così adagio l’istinto di viaggiare per quegli spazi inviolati. il gusto della  scoperta piega  gli ultimi timorosi indugi. l’esperienza tangibile sopravanza subito quanto prima solo pensato. sinapsi rapite trasmettono impulsi ai centri superiori che pronti decodificano in  stupite sensazioni. dominato il timore di smarrirsi resta  la  seducente  tensione  di un mondo da decifrare.

fragola e fragola

fateci caso. le fragole non hanno più il sapore d’un tempo. quando addentavi il turgido frutto e la bocca si riempiva del profumato succo. era la festa del palato. il tripudio della lingua. l’olfatto partecipava al gustoso rito godendo dell’aroma che pronto si sprigionava dalla suzione. la vista si beava nondimeno per la polpa carnosa. l’aspetto attraente. la superficie brillante dalla tenera peluria. svilisce invece la fragola attuale nel gusto anodino. immelanconita in un colore desolato. la lingua indifferente al contatto con la polpa asciutta e depressa.

berlusconi e il cancro

da sabato scorso mi sento più leggero. mi sono tolto un peso. finalmente ho tirato un respiro di sollievo.  e con me tanti italiani. berlusconi ha promesso di sconfiggere il cancro.e’ la fine del male del secolo. il piccolo grande uomo di arcore riuscirà dove non sono ancora riusciti eminenti studiosi internazionali. il mondo scientifico è  in subbuglio. ci si domanda quali siano le armi di cui disponga il premier per sconfiggere la malattia. nessuno ne è a conoscenza. pare che solo bossi ne sia informato . i due  avrebbero discusso le strategie per annientare il cancro durante una delle tradizionali cene del lunedi a palazzo grazioli . fini al solito ne è all’oscuro. nel pdl le parole di berlusconi hanno suscitato grande  fermento  e commozione. le migliori menti del partito –  gasparri in testa –  sono già al lavoro per  la messa a punto della grande operazione. scientifica e mediatica al tempo stesso. nel frattempo i malati hanno ripreso a sperare. l’ha  promesso berlusconi. e berlusconi si sa  vuol dire fiducia.